Il dimagrimento localizzato e l’unicorno: la strana coppia.
8 Lug 2017

Il dimagrimento localizzato e l’unicorno: la strana coppia.

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Chi di noi da bambino non ha mai sognato di averne uno? Bellissimo e regale, di un bianco candido e puro, magari alato e dotato di coda e criniera arcobaleno. Ecco: poter perdere il ‘grasso’ proprio lì, nel punto dove si vorrebbe e nella percentuale che si vorrebbe (!), sarebbe fa-vo-lo-so. Ma come si direbbe per l’unicorno, semplicemente: non-e-sis-te.

 

Così com’è contro natura che al cavallo cresca un corno in mezzo alla fronte (pensa poi a un paio d’ali…) lo é altrettanto che un individuo perda la massa grassa dove vorrebbe. Magari nell’addome sì e nel petto no, perché ventre piatto e una quarta abbondante a noi donne piace tanto. Invece no. Accumuliamo grasso per una doppia funzione strettamente legata alla sopravvivenza: protettiva (dagli agenti esterni) e conservativa (come riserva energetica). Più concentrata sull’addome, al di sopra dell’ombelico, negli uomini; pannicolo più generalmente sviluppato su fianchi e addome al di sotto dell’ombelico, nelle donne. Perché gli estrogeni e l’insulina in queste ultime stimolano maggiormente la formazione di grasso così da garantire una riserva energetica naturale sopratutto durante una possibile lattazione. Il nostro organismo considera il grasso come una risorsa essenziale e non un fattore estetico: grazie organismo.

 

Riassumendo: nella donna, gli accumuli adiposi saranno più concentrati su addome e fianchi rispetto al resto del corpo perché servono esattamente lì. Quando dimagriamo, perdiamo il grasso ‘stivato’ uniformemente: capita che nel viso risultiamo scavati e in altre parti, dove la percentuale non è così elevata, la perdita della ‘preziosa risorsa’ sembra addirittura più evidente di quando lo sia nei punti critici pancia-fianchi. Ma la percentuale in realtà é la stessa.

 

Durante gli studi del ’71, noti come Roby, Gwinup et al., sul dimagrimento localizzato (spot reduction) i ricercatori misurarono lo spessore delle pliche cutanee di entrambe le braccia di alcuni giocatori professionisti di tennis e di comuni soggetti di controllo, altri sportivi e non che utilizzavano entrambe le braccia per compiere esercizi a carico equivalente. I ricercatori ipotizzarono che se il dimagrimento localizzato fosse mai esistito, il braccio allenato del tennista avrebbe dovuto presentare molto meno grasso rispetto al braccio diversamente attivo o quasi inattivo.

 

Il risultato? Anche se i giocatori di tennis tendevano a sviluppare i muscoli dominanti di braccio e spalla, non c’era alcuna differenza di spessore della plica cutanea tra il braccio più attivo e l’altro. Lo spessore della plica non differiva neanche tra le due braccia dei soggetti di controllo: in sostanza, lo spessore delle pliche cutanee di entrambe le braccia è stata inferiore nei giocatori di tennis rispetto al gruppo di controllo. Stop.

 

È quindi plausibile che i mille estenuanti addominali che faremo, nella migliore delle ipotesi, serviranno solo a far ispessire i muscoli sopratutto addominali (oibò!). Dirò di più: in casi frequenti, con lo strato di massa grassa addominale ancora da smaltire, la pancia apparirà persino più voluminosa. Più tonica sì, ma più spessa.

 

Consiglio del giorno: alleniamo tutto il corpo, intensamente e frequentemente, e coglieremo gli obiettivi raggiungibili. Lasciamo tutti gli altri più fantasiosi, dimagrimento localizzato e unicorni compresi, dove la letteratura li ha posizionati fin dalla notte dei tempi: nel mito.

 

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Ing. Gianluca Garau
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Ing. Luca Linguini
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Ing. Giancarlo Pintus
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Ing. Cristian Meloni
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